Disegna la missione CHEOPS !

Manda il tuo disegno su CHEOPS. Crediti: ESA
Manda il tuo disegno su CHEOPS. Crediti: ESA

“Manda il tuo disegno nello spazio con Cheops” è la nuova campagna promossa dall’Agenzia Spaziale Europea dedicata alla missione CHEOPS-CHaracterising ExOPlanets Satellite sviluppata dall’ESA – Agenzia Spaziale Europea congiuntamente alla Svizzera, con il contributo di altri stati membri dell’ESA tra cui l’Italia. L’ASI – Agenzia Spaziale Italiana coordina l’iniziativa in collaborazione con l’INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica e l’Università degli Studi di Padova.

A questa iniziativa sono invitati a partecipare tutti i giovani di età compresa tra gli 8 e i 14 anni che dovranno creare un disegno ispirato alla missione CHEOPS, dedicata allo studio dei pianeti extrasolari di dimensioni e massa simili alla Terra e non più grandi di Nettuno. Questi pianeti sono già stati confermati, ma con CHEOPS si potrà ricavare la misura del raggio del pianeta durante il transito davanti alla sua stella madre. Tale misura, insieme a quella della massa planetaria, permettono di conoscere il valore della densità del pianeta extrasolare e, di conseguenza, di definire se il pianeta è roccioso o gassoso.

I 3000 disegni raccolti verranno incisi su due placche di metallo e caricati su CHEOPS, il cui lancio è in programma per il 2017. Qualora il numero di partecipanti fosse superiore a 3000 verrà organizzata una lotteria per selezionare le opere da incidere sulle placche.

I disegni selezionati verranno annunciati nel 2016.

Ulteriori informazioni: ASI – Manda il tuo disegno nello spazio con CHEOPS Media INAF – Disegni nello spazio con CHEOPS e Cheops in Italy.

 

Ariel, ad un passo verso nuovi mondi

Pianeti extrasolari, fisica del plasma e universo a raggi X sono gli argomenti selezionati dall’ESA per le prossimi missioni, tra cui ARIEL, il cui lancio è previsto per il 2025. Crediti: ESA/ ATG medialab
Pianeti extrasolari, fisica del plasma e universo a raggi X sono gli argomenti selezionati dall’ESA per le prossimi missioni, tra cui ARIEL, il cui lancio è previsto per il 2025. Crediti: ESA/ ATG medialab

Sviluppata da un consorzio di oltre 50 istituti di 12 paesi europei, tra cui anche l’INAF, ARIEL (Atmospheric Remote-Sensing Infrared Exoplanet Large-survey) è una delle tre missioni selezionate in giugno dall’Agenzia Spaziale Europea nell’ambito del programma scientifico Cosmic Vision e, se passerà l’ultima fase per la selezione, verrà mandata in orbita tra circa dieci anni.

L’obiettivo è quello di trovare una regola che leghi la presenza, la dimensione o i parametri orbitali di un pianeta alle proprietà della sua stella ospite. E’ necessario, infatti, avere un campione significativo di pianeti extrasolari per capire come sia legata la chimica di un pianeta all’ambiente in cui esso si è formato oppure come la sua nascita ed evoluzione vengano influenzati dalla stella ospite.

Ariel, in tre anni e mezzo di durata della missione, osserverà oltre 500 pianeti extrasolari già scoperti con altri strumenti, focalizzando l’attenzione su una grande varietà di ambienti planetari: dai giganti gassosi del tipo Giovi caldi alle Super-Terre in orbita molto stretta attorno alla stella, oppure attorno a stelle più luminose del nostro Sole.

Ulteriori informazioni: Media INAF – C’è “aria” di nuovi mondi

 

Da Venere verso altre atmosfere planetarie

Durante l’ultimo transito di Venere sul disco solare nel 2012 si è scoperto che le dimensioni del pianeta dipendono dalla lunghezza d’onda nella quale si osserva.

Transito del pianeta Venere sul disco solare ripreso nella banda ottica (a 4500 Angstrom) e nell’estremo ultravioletto (171 Angstrom) dall’Atmospheric Imaging Assembly a bordo del Solar Dynamics Observatory della NASA. Crediti: Using the transit of Venus to probe the upper planetary atmosphere, Fabio Reale, Angelo F. Gambino, Giuseppina Micela, Antonio Maggio, Thomas Wideman & Giuseppe Piccioni, Nature Communications 6, Article number: 7563
Transito del pianeta Venere sul disco solare ripreso nella banda ottica (a 4500 Angstrom) e nell’estremo ultravioletto (171 Angstrom) dall’Atmospheric Imaging Assembly a bordo del Solar Dynamics Observatory della NASA. Crediti: Using the transit of Venus to probe the upper planetary atmosphere, Fabio Reale, Angelo F. Gambino, Giuseppina Micela, Antonio Maggio, Thomas Wideman & Giuseppe Piccioni, Nature Communications 6, Article number: 7563

In particolare, si è ricavato che mentre nella banda ottica, per la presenza dello strato di nubi il raggio del pianeta è 80 chilometri più grande, nelle bande più energetiche come quella X, il valore del raggio arriva anche fino a 150 chilometri, oltre la superficie solida. Questa variazione rivela la presenza di un gas nella ionosfera di Venere a grandi altezze.

Lo studio è stato portato avanti da un gruppo di ricercatori astronomi dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo, dell’Università di Palermo, dall’INAF-IAPS di Roma e da altri istituti stranieri. Da questa ricerca emerge che, mentre nella banda ottica, a causa della presenza dello strato di nubi il raggio del pianeta è 80 chilometri più grande, nelle bande più energetiche come quella X, il valore del raggio arriva anche fino a 150 chilometri, oltre la superficie solida. Questa variazione rivela la presenza di un gas nella ionosfera di Venere a grandi altezze.

Lo studio del transito di una pianeta davanti alla stella risulta fondamentale nello studio delle atmosfere planetarie di pianeti transienti in orbita attorno a stelle simili al Sole. Osservazioni di atmosfere di pianeti extrasolari simili a Venere non sono ancora possibili con la tecnologia attuale, ma lo saranno per gli strumenti in via di costruzione o progettazione.

Se verrà scoperto un pianeta simile al nostro attorno ad una stella come il Sole relativamente vicino a noi, allora si potrà studiare l’atmosfera ma anche le eventuali condizioni di abitabilità.

Ulteriori informazioni: Media INAF – Quanto è grande il raggio di Venere? 

 

Riscoprire Tau Bootis

Indagare sempre meglio i sistemi planetari già noti e cercarne di nuovi per avere una casistica completa è uno degli obiettivi del programma GAPS-Global Architecture of Planetary Systems grazie allo strumento HARPS-N montato al Telescopio Nazionale Galileo.

Il team GAPS ha messo a punto un nuovo modo di osservare che consiste nel sommare tanti spettri consecutivi dello stesso oggetto ottenuti da esposizioni molto brevi. Questo procedimento osservativo è stato applicato al sistema planetario Tau Bootis per capire se vi sia o meno una correlazione tra l’attività magnetica della stella ospite e la presenza del pianeta.

Rappresentazione artistica del sistema planetario Tau Bootis. Crediti: David Aguilar / Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics
Rappresentazione artistica del sistema planetario Tau Bootis. Crediti: David Aguilar / Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics

Il sistema Tau Bootis, a 50 anni-luce di distanza da noi, e composto da un sistema stellare binario, Tau Bootis A e Tau Bootis B, e da un pianeta molto massiccio, Tau Bootis b. che ruota attorno alla componente A del sistema in circa 3 giorni (orbita stretta). Queste caratteristiche del pianeta devono in qualche modo influenzare l’attività magnetica della stella attorno a cui orbita con la stessa cadenza. Le variazioni sembrano esserci anche se studi ulteriori dovranno confermarle.

Tuttavia, la tecnica sviluppata si è rivelata efficace, e può quindi essere estesa a sistemi meno brillanti ma con orbite più eccentriche.

Ulteriori informazioni – Media INAF – Come ti svelo Tau Bootis

Quattro e non più quattro

Immagini del sistema HR 8799 con il suo sistema di pianeti  bcde indicati con i cerchi bianchi, nella bande 1,65 e 3,3 micron. Crediti: LBT. Andrew J. Skemer et al., First Light LBT AO Images of HR 8799 bcde at 1.65 and 3.3 Microns: New Discrepancies between Young Planets and Old Brown Dwarfs, arXiv:1203.2615 [astro-ph.EP] (or arXiv:1203.2615v2 [astro-ph.EP] for this version).
Immagini del sistema HR 8799 con il suo sistema di pianeti bcde indicati con i cerchi bianchi, nella bande 1,65 e 3,3 micron. Crediti: LBT. Andrew J. Skemer et al., First Light LBT AO Images of HR 8799 bcde at 1.65 and 3.3 Microns: New Discrepancies between Young Planets and Old Brown Dwarfs, arXiv:1203.2615.

Quattro pianeti attorno alla stella HR8799 hanno rivelato avere una configurazione stabile dove ogni pianeta ha un periodo orbitale doppio di quello del pianeta a esso più interno.

Lo studio è stato portato avanti da un team di astronomi dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova, dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri e dell’Università di Padova.

Si tratta del primo studio realizzato nell’ambito del progetto LEECH dedicato alla ricerca e caratterizzazione di sistemi planetari. LEECH è una survey di imaging di esopianeti (con 100 notti osservative) che usa il Large Binocular Telescope (LBT) e il Large Binocular Telescope Interferometer (LBTI) per la ricerca di pianeti extrasolari intorno a stelle vicine. L’Osservatorio Astronomico di Arcetri ha costruito e concepito il sistema a ottica adattiva del telescopio che corregge la turbolenza dell’atmosfera della Terra per ottenere immagini molto più precise.

I quattro pianeti HR8799b, HR8799c, HR8799d, HR8799e sono giganti gassosi simili a Giove e la misura della loro posizione con il tempo permette di avere informazioni sull’architettura e la stabilità del sistema. Un sistema estremamente stabile dove si è osservato che ogni pianeta presenta mostra un periodo orbitale doppio di quello del pianeta a esso più interno. In particolare, si ricava un rapporto di risonanza 8:4:2:1 del periodo orbitale tra i vari pianeti.

Le ricerche tendono ad escludere la presenza di un quinto pianeta poco più luminoso e più massiccio di HR 8799 b ad una distanza orbitale di 9,5 UA.

Ulteriori informazioni: Media INAF – Quattro pianeti e solo quattro per HR 8799