2° Puntata radiofonica, una Mega Terra davvero insolita

Immagine: artist view del sistema solare di Kepler-10 (V. Guido/FGG)
Immagine: artist view del sistema solare di Kepler-10 (V. Guido/FGG)

Nella seconda puntata radiofonica di AltriMondi – Alla ricerca di una nuova Terra si parla di un mondo davvero curioso: Kepler-10 c, la prima Mega-Terra rocciosa scoperta attorno ad una stella simile al Sole individuata dal Telescopio Spaziale Kepler della NASA e caatterizzata da HARPS-N, il cacciatore di pianeti extrasolari montato al Telescopio Nazionale Galileo (TNG).

Gli astronomi teorici non avevano previsto un pianeta di questo tipo. Infatti, al di là delle 10 masse terrestri il pianeta dovrebbe trattenere gas idrogeno in una quantità tale da diventare un pianeta gassoso delle dimensioni di Giove o Saturno. Kepler-10c suggerisce che i pianeti di dimensioni più grandi possono rimanere rocciosi, con superfici ben definite, piuttosto che diventare gonfi e gassosi.

Kepler-10c è anche molto vecchio, essendosi formato circa 11 miliardi di anni fa, un po’ meno di 3 miliardi di anni dopo la formazione del nostro Universo. Mondi rocciosi di questo tipo non si credeva fossero esistiti così indietro nel tempo.

Il racconto di Kepler-10c dalla voce di Emilio Molinari, Direttore del TNG-Telescopio Nazionale Galileo .

AltriMondi va in radio!

AltriMondi, puntata 1.
AltriMondi, puntata 1.

La prima di dodici puntate radiofoniche è stata mandata alle radio. AltriMondi – Alla ricerca di una nuova Terra è il primo prodotto per la radio che parla di esopianeti, con le testimonianze di 12 ricercatrici e ricercatori dell’INAF-Istituto Nazionale di Astrofisica che fanno parte del programma osservativo GAPS-WOW (Global Architecture of Planetary Systems- A Way to Other Words).

Da questo sito, Uno, nessuno, centomila … sistemi solari è possibile ascoltare tutte le puntate che verranno trasmesse in varie radio locali italiane a partire da oggi. Appena confezionato il programma, composto di 12 puntate della durata di 10 minuti ciascuna, in pochissimi giorni, trenta di esse lo hanno “adottato” e inserito nel loro palinsesto. Dalla Sicilia al Veneto, passando per Lazio e Lombardia, la copertura è molto buona:
La lista completa deii podcast la trovate su YouTube-AltriMondi

Per ulteriori informazioni, Media INAF – Uno, nessuno, centomila… sistemi solari in FM 

Nuovi potenziali pianeti in ammassi stellari

Rappresentazione artistica di un pianeta attorno ad una stella di ammasso. L. Calcada / ESO.
Rappresentazione artistica di un pianeta attorno ad una stella di ammasso. L. Calcada / ESO.

Risultati interessanti emergono dal nuovo programma sulla ricerca di pianeti extrasolari negli ammassi basato su osservazioni ricavate dalla missione spaziale Kepler/K2 della NASA e dall’analisi dei cataloghi stellari ottenuti dalle riprese con il grande telescopio Schmidt dell’Osservatorio Astrofico di Asiago dell’INAF di Padova. Il telescopio Schmidt, in particolare, permette riprese che coprono un ampio campo di vista e quindi, di individuare e misurare le sorgenti anche più deboli mantenendo una risoluzione angolare maggiore rispetto a quella fornita dalle immagini della missione Kepler.

Grazie a questa tecnica, sono stati individuati ben 7 candidati pianeti nell’ammasso M44, noto come ammasso del Presepe, e 3 potenziali esopianeti per M67.  Tra i vari esopianeti candidati, quindi pianeti ancora da confermare, uno sembra promettente: orbita attorno ad una stella dell’ammasso M44, con un periodo orbitale di soli 15 giorni  e con diametro circa 2 volte la Terra. La sua massa, insieme a quella di tutti gli altri candidati pianeti, dovrà essere confermata grazie alle future osservazioni compiute con il potente cacciatore di pianeti extrasolari HARPS-N, montato al TNG-Telescopio Nazionale Galileo.

La scoperta di nuovi pianeti in ammassi è fondamentale in quanto essi rappresentano laboratori ideali per testare i modelli di evoluzione stellare. Inoltre, le proprietà caratteristiche delle stelle quali la massa, l’età, la composizione chimica e la distanza sono più facili da determinare nelle stelle di ammasso che nelle stelle di campo della nostra Galassia.

Per saperne di più: Media INAF: A caccia di esopianeti negli ammassi stellari 

Quarto GOAL per GAPS

Una rappresentazione artistica di due super-Terre che transitano davanti alla loro stella madre. Crediti: NASA/ESA/STScI/J. de Wit (MIT).
Una rappresentazione artistica di due super-Terre che transitano davanti alla loro stella madre. Crediti: NASA/ESA/STScI/J. de Wit (MIT).

Scoperti i primi due pianeti rocciosi e massicci intorno ad una stella di tipo M, meno calda e luminosa del Sole. Si tratta del quarto sistema planetario scoperto dal team del programma osservativo GAPS – Global Architecture of Planetary Systems dell’INAF grazie ad HARPS-N il cacciatore di pianeti extrasolari montato al TNG-Telescopio Nazionale Galileo.  

Il suo nome è GJ 3998, e i suoi 58 anni luce di distanza dalla Terra lo rendono l’undicesimo sistema planetario più vicino a noi (al momento della scoperta), formato da una stella di tipo M, quindi più fredda e meno luminosa del Sole, e da due pianeti rocciosi del tipo Super-Terre.

Le stelle di classe M, più fredde e più piccole del Sole, costituiscono circa i tre quarti delle stelle della nostra Galassia e rappresentano un target interessante per i programmi di ricerca dei pianeti extrasolari, di cui fa parte anche GAPS dell’INAF. I pianeti di tipo roccioso in orbita attorno a questo tipo di stelle sono più facili da essere scoperti rispetto ai pianeti che ruotano attorno a stelle più massicce.

“Il sistema planetario attorno alla stella GJ 3998 è il primo risultato che otteniamo dal nostro studio sui pianeti extrasolari attorno a stelle più piccole e più fredde rispetto al nostro Sole” racconta Laura Affer dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo e prima autrice del paper. “Di questi due pianeti massicci e presumibilmente rocciosi conosciamo il periodo di rotazione e la massa, ma non conosciamo il raggio. Conoscerlo permetterebbe di avere informazioni su un parametro importante: la densità e, di conseguenza, sulla struttura interna del pianeta”.

Il pianeta più interno del sistema planetario potrebbe essere il tassello mancante nello studio della composizione dei pianeti simili alla Terra. “Si è osservato che i pianeti con masse minori di 6 masse terrestri sembrano avere una composizione simile a quella terrestre” continua Laura Affer. “Se il pianeta più interno, GJ 3998b con massa 2,5 volte quella terrestre, venisse osservato transitare davanti alla sua stella, sarebbe possibile fare delle misure dirette del suo raggio. In questo modo, noti raggio e massa sarebbe possibile sistemare un punto ben preciso nel diagramma massa-raggio per questi sistemi transitanti, coprendo così la zona delle 2-3 masse terrestri che al momento è priva di punti, cioè di pianeti noti. Solo così si potrebbe capire se la composizione di GJ 3998b è simile a quella della Terra”.

Per questo motivo, è stata fatta una richiesta di 20 ore di osservazione con lo Spitzer Space Telescope della NASA per monitorare il pianeta più interno del sistema e vedere se transita davanti alla stella.

Per saperne di più: Media INAF – Due pianeti rocciosi scoperti da un team INAF

 

 

Il primo sistema planetario in un ammasso stellare

Una rappresentazione artistica del pianeta più interno Pr0211b, uno hot Jupiter con un periodo orbitale di 2 giorni. Nell’immagine l’artista ha rappresentato un possibile sfondo stellare estremamente denso tipico di un ammasso aperto. Il pianeta scoperto Pr0211c non è rappresentabile in scala perché, avendo esso un periodo di almeno 9 anni, sarebbe necessario disegnarlo a diversi metri di distanza dal primo. Crediti: NASA/JPL-Caltech
Una rappresentazione artistica del pianeta più interno Pr0211b, uno hot Jupiter con un periodo orbitale di 2 giorni. Nell’immagine l’artista ha rappresentato un possibile sfondo stellare estremamente denso tipico di un ammasso aperto. Il pianeta scoperto Pr0211c non è rappresentabile in scala perché, avendo esso un periodo di almeno 9 anni, sarebbe necessario disegnarlo a diversi metri di distanza dal primo. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Finora, sono stati i pianeti extrasolari osservati attorno alle stelle di campo a far parlare di sé.  Negli oltre 2000 pianeti confermati in 1300 sistemi planetari, solo una manciata sono i pianeti scoperti in orbita attorno a stelle appartenenti ad ammassi aperti.

Grazie al programma osservativo GAPS dell’INAF è stato scoperto il primo sistema planetario multiplo in un ammasso stellare aperto. Dopo il già noto Pr0211b, orbitante molto vicino alla stella madre, ora si è rilevato, su un’orbita molto più esterna, anche Pr0211c, otto volte più massiccio di Giove e con un periodo orbitale di almeno nove anni. Il sistema planetario Pr0211 o M44 (detto anche Ammasso Presepe o Alveare) si trova nella costellazione del Cancro, a circa 600 anni luce da noi.

All’Università di Padova si stanno compiendo da qualche tempo studi importanti per comprendere le proprietà di questi pianeti rispetto a quelli orbitanti attorno alle stelle di campo.

La scoperta è stata possibile grazie allo spettrometro HARPS-N al Telescopio Nazionale Galileo (TNG, Isole Canarie) e con dati osservativi raccolti da TRES.

Per ulteriori informazioni, Media INAF – Sistema planetario nell’Ammasso di Galileo.